La scienza che si contraddice: errore o segno di onestà?

Qualche settimana fa ho letto Vertigine, il nuovo libro di Beatrice Mautino.
Mi ha colpito profondamente — non tanto per le risposte che dà, quanto per le domande che lascia aperte.

Mautino riesce a fare una cosa che pochi divulgatori riescono a fare davvero bene: parlare di scienza senza trasformarla in una religione, né in una guerra tra “credenti” e “scettici”.
Non accusa chi si affida alle pseudoscienze di essere ingenuo; prova piuttosto a capire perché oggi così tante persone trovano più rassicurante un racconto semplice, anche se falso, rispetto alla complessità della realtà scientifica.

Ed è proprio questo che mi ha fatto riflettere.


Il bisogno di risposte semplici

Quando ci ammaliamo, che si tratti di un tumore, di una malattia autoimmune o di un disturbo cronico — la mente cerca una causa.
Una sola, chiara, possibilmente colpevole.
Vogliamo sapere perché ci è successo qualcosa, come evitarlo, come riprendere il controllo.

La scienza, però, non funziona così.
Non sempre può dirci “è successo per questo motivo”.
La maggior parte delle malattie è multifattoriale, e ammetterlo significa accettare che non tutto dipende da noi.
E questa è una verità difficile da accettare.

Quando qualcuno propone un colpevole unico, il glutine, lo zucchero, i metalli pesanti, la “dieta infiammatoria”, offre qualcosa che la scienza non può dare: una storia semplice, un nemico da combattere, una promessa di controllo.
È comprensibile che quella narrazione, per quanto sbagliata, sembri più umana.


La scienza non è confusione, è onestà

Una delle frasi che si sentono più spesso è:

“Prima dicevano una cosa, ora ne dicono un’altra: la scienza non sa più cosa dire.”

Eppure è proprio lì che si vede la sua forza.
La scienza si contraddice perché evolve, perché si corregge, perché non smette mai di cercare.
Ogni ritrattazione, ogni revisione, ogni cambio di posizione non è segno di debolezza: è il segno che il metodo funziona.

Beatrice Mautino, nel libro, spiega bene anche l’altro lato della medaglia: il sistema scientifico non è immune da errori strutturali.
C’è la pressione a pubblicare (“publish or perish”), ci sono le riviste predatorie che accettano qualsiasi cosa dietro pagamento, e i convegni in cui si presenta di tutto.
In questo contesto, è inevitabile che ogni tanto emergano studi sbagliati, gonfiati o addirittura falsificati.
Ma anche questo fa parte del processo: vengono scoperti, discussi, ritrattati.


Il caso del resveratrolo: quando il vino rosso sembrava allungare la vita

Uno degli esempi più emblematici è quello del resveratrolo, una molecola contenuta nel vino rosso e in alcuni frutti.
Per anni è stata descritta come una sostanza “miracolosa”: capace di migliorare la salute cardiovascolare, prevenire i tumori e persino prolungare la vita.
Il nome circolava ovunque, dai talk show ai social, dai giornali scientifici alle etichette degli integratori.

Poi, nel 2012, arrivò la rivelazione: l’Office of Research Integrity (USA) scoprì che il professor Dipak K. Das, uno dei principali autori di quegli studi, aveva falsificato e manipolato i dati sperimentali.
Oltre 145 articoli scientifici vennero ritrattati da riviste internazionali.
La notizia fece scalpore, ma non cancellò il mito.
Ancora oggi, molti credono che un bicchiere di vino rosso “faccia bene al cuore”.

La storia del resveratrolo mostra perfettamente ciò di cui parla Mautino:
la prima fase, in cui la notizia si diffonde in modo virale e viene semplificata fino alla banalità,
e la seconda, in cui la scienza corregge l’errore, ma quando ormai la narrazione falsa è diventata popolare.


Il paradosso della fiducia

E così nasce un paradosso: la scienza, che è l’unico sistema capace di autocorreggersi, viene accusata di essere inaffidabile proprio perché si corregge.
Mentre chi non si corregge mai, chi offre certezze assolute e soluzioni rapide, appare più “credibile” agli occhi di chi è stanco di sentirsi spaesato.

La verità è che la scienza non promette certezze, ma riduce l’incertezza.
E in un’epoca che pretende risposte immediate, questa umiltà epistemica sembra quasi un difetto.
Ma è invece la sua più grande virtù.


Accettare la vertigine

Capire la scienza significa accettare una certa dose di vertigine, quella di non sapere tutto, di poter cambiare idea, di restare in cammino.
Mautino scrive che la scienza non ci toglie la paura, ma ci insegna a guardarla in faccia con lucidità.

Ed è forse questo l’insegnamento più importante per chi, come me, lavora nel campo della salute e della nutrizione:
non servono verità assolute, ma onestà intellettuale.
Raccontare che esiste complessità non è scoraggiare le persone, è restituire loro rispetto.

Perché il vero inganno non è dire “non abbiamo tutte le risposte”.
È fingere di averle.


Fonti principali

  • Mautino B. Vertigine. Il mondo visto con gli occhi della scienza. Mondadori, 2024.
  • Sinclair DA et al. Nature. 2003;425(6954):191–196.
  • U.S. Office of Research Integrity. “Findings of Research Misconduct: Dipak K. Das.” (2012).
  • Nature News. “University investigates resveratrol researcher for misconduct.” 2012.

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