Introduzione
Negli ultimi vent’anni il trattamento della sclerosi multipla (SM) è cambiato radicalmente. Oggi esistono numerose terapie modificanti la malattia (Disease Modifying Therapies, DMT) che hanno dimostrato di ridurre l’attività infiammatoria e, in misura variabile, rallentare la progressione della disabilità nelle forme recidivanti.
Tuttavia, nonostante la crescente disponibilità di farmaci, rimane diffusa una comprensione parziale del loro funzionamento. Espressioni come “abbassare le difese” o “bloccare il sistema immunitario” sono imprecise e rischiano di generare confusione. In realtà, ogni farmaco agisce su specifici passaggi della risposta immunitaria, con meccanismi distinti e implicazioni diverse.
Per comprendere come funzionano questi trattamenti è necessario chiarire, almeno a livello essenziale ma corretto, come funziona il sistema immunitario e quale sia il suo ruolo nella sclerosi multipla.
Contesto scientifico
Come funziona l’immunità: una sintesi necessaria
Il sistema immunitario si articola in due grandi componenti:
- Immunità innata, rapida e relativamente aspecifica (macrofagi, cellule dendritiche, cellule NK).
- Immunità adattativa, più lenta ma altamente specifica (linfociti T e linfociti B).
Nella sclerosi multipla il coinvolgimento principale riguarda l’immunità adattativa, anche se il dialogo con l’immunità innata è continuo e rilevante.
Il ruolo delle cellule presentanti l’antigene (APC)
Le cellule presentanti l’antigene (APC) – in particolare cellule dendritiche, macrofagi e linfociti B – svolgono una funzione cruciale: catturano antigeni, li processano e li presentano ai linfociti T tramite le molecole del complesso maggiore di istocompatibilità (MHC).
Questo processo determina:
- l’attivazione o meno dei linfociti T,
- il loro profilo funzionale (pro-infiammatorio o regolatorio),
- la loro capacità di migrare verso i tessuti bersaglio.
Nella SM, antigeni della mielina vengono riconosciuti da linfociti autoreattivi, avviando una risposta infiammatoria diretta contro il sistema nervoso centrale (SNC).
Le principali popolazioni linfocitarie coinvolte
Linfociti T CD4⁺
Comprendono diverse sottopopolazioni:
- Th1, associati alla produzione di IFN-γ e a un profilo pro-infiammatorio.
- Th17, produttori di IL-17, implicati nell’aumento della permeabilità della barriera emato-encefalica.
- Treg (regolatori), fondamentali per mantenere la tolleranza immunologica.
Uno squilibrio tra cellule effettrici e regolatorie è un elemento centrale nella fisiopatologia della SM.
Linfociti T CD8⁺
Sono presenti in modo significativo nelle lesioni del SNC. Possono contribuire al danno assonale attraverso meccanismi citotossici.
Linfociti B
Oggi il loro ruolo è considerato centrale. Contribuiscono alla patologia tramite:
- produzione di anticorpi,
- presentazione dell’antigene ai linfociti T,
- secrezione di citochine pro-infiammatorie.
Le bande oligoclonali nel liquor rappresentano una delle evidenze cliniche di questa attivazione intratecale.
Cosa dice davvero la scienza sui farmaci per la sclerosi multipla
Le principali linee guida internazionali (ECTRIMS/EAN, American Academy of Neurology) e le revisioni sistematiche pubblicate su riviste come Lancet Neurology, Neurology e Multiple Sclerosis Journal concordano su alcuni punti:
- Le DMT riducono la frequenza delle ricadute.
- Riducono l’attività infiammatoria alla risonanza magnetica.
- Possono rallentare l’accumulo di disabilità nelle forme recidivanti.
- L’efficacia varia in base al meccanismo d’azione e alla fase della malattia.
Non esiste un singolo meccanismo terapeutico. I farmaci si possono suddividere in categorie funzionali.
Le principali categorie di farmaci e il loro meccanismo d’azione
1. Immunomodulanti “classici”
Interferoni beta
Modulano la risposta immunitaria:
- riducono l’attivazione dei linfociti T,
- alterano il profilo citochinico,
- riducono la migrazione delle cellule immunitarie nel SNC.
Hanno efficacia moderata e un profilo di sicurezza consolidato.
Glatiramer acetato
È una miscela di polipeptidi che mima componenti della mielina e favorisce una risposta immunitaria più regolatoria (shift verso Th2/Treg). Non è un immunosoppressore in senso stretto.
2. Farmaci orali con azione selettiva sulla proliferazione o sul traffico linfocitario
Teriflunomide
Inibisce la sintesi de novo delle pirimidine (enzima diidroorotato deidrogenasi), limitando la proliferazione dei linfociti attivati.
Dimetilfumarato
Attiva la via Nrf2, con effetti antiossidanti e immunomodulanti. Riduce la proporzione di linfociti pro-infiammatori.
Modulatori del recettore S1P (fingolimod, siponimod, ozanimod, ponesimod)
Bloccano l’uscita dei linfociti dai linfonodi, riducendone la migrazione verso il SNC. Non eliminano i linfociti, ma ne modificano la distribuzione.
3. Farmaci che bloccano la migrazione nel SNC
Natalizumab
È un anticorpo monoclonale contro l’integrina α4. Impedisce l’adesione dei linfociti all’endotelio e il loro passaggio attraverso la barriera emato-encefalica.
Ha elevata efficacia ma è associato al rischio di leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) in presenza di specifici fattori di rischio (virus JC, durata del trattamento).
4. Terapie anti-CD20 (deplezione selettiva dei linfociti B)
Ocrelizumab
Ofatumumab
Rituximab (uso off-label in molti contesti)
Colpiscono i linfociti B CD20⁺, riducendone il numero circolante.
Non eliminano le plasmacellule mature né azzerano l’immunità umorale. L’evidenza clinica ha confermato il ruolo centrale dei linfociti B nella SM.
Ocrelizumab è approvato anche per la forma primaria progressiva, con beneficio modesto ma significativo su alcuni parametri clinici.
5. Terapie a ricostituzione immunitaria (Immune Reconstitution Therapy)
Questa categoria è concettualmente distinta.
Alemtuzumab
Anticorpo anti-CD52 che determina una deplezione ampia di linfociti T e B, seguita da ricostituzione graduale. È associato a elevata efficacia ma anche a rischio di autoimmunità secondaria.
Cladribina (Mavenclad)
È un analogo nucleosidico che viene incorporato nel DNA delle cellule in divisione. I linfociti, in particolare B e T, sono particolarmente sensibili.
Effetti principali:
- deplezione selettiva dei linfociti,
- somministrazione in cicli brevi,
- ricostituzione progressiva del comparto immunitario.
Non è una chemioterapia oncologica nel senso classico, ma condivide il principio della selettività per cellule ad alta proliferazione. Il monitoraggio della conta linfocitaria è parte integrante della gestione.
Le revisioni sistematiche indicano una significativa riduzione delle ricadute e dell’attività radiologica nelle forme recidivanti.
Cosa non dice la scienza
- Nessun farmaco “cura” la sclerosi multipla.
- Nessuna terapia elimina completamente il rischio di progressione.
- Maggiore potenza immunologica non equivale automaticamente a migliore esito a lungo termine per ogni individuo.
- Non esiste una terapia universalmente superiore indipendentemente dal contesto clinico.
Le differenze individuali, la fase di malattia, l’attività infiammatoria, il profilo di rischio e la tollerabilità influenzano profondamente la scelta terapeutica.
Implicazioni pratiche
Ciò che è supportato dalle evidenze
- L’inizio precoce della terapia nelle forme recidivanti riduce l’attività infiammatoria.
- I farmaci ad alta efficacia mostrano maggiore riduzione delle ricadute rispetto a quelli a efficacia moderata.
- Il monitoraggio clinico e laboratoristico è parte essenziale della terapia.
Ciò che è plausibile ma ancora oggetto di studio
- Un intervento precoce possa influenzare in modo significativo l’accumulo di danno neurodegenerativo a lungo termine.
- Che la modulazione selettiva dei linfociti B abbia effetti indiretti sulla neurodegenerazione oltre all’infiammazione.
Ciò che è ipotetico o non dimostrato
- Che un singolo farmaco possa arrestare completamente la progressione in tutte le forme.
- Che l’intensificazione immunologica sia sempre la scelta migliore in ogni fase della malattia.
Conclusione
I farmaci per la sclerosi multipla non “spengono” il sistema immunitario. Intervengono su meccanismi specifici: attivazione linfocitaria, proliferazione, migrazione nel sistema nervoso centrale, deplezione selettiva o ricostituzione immunitaria.
Comprendere questi meccanismi aiuta a interpretare realisticamente benefici e rischi, a ridurre semplificazioni fuorvianti e a favorire decisioni condivise e informate.
La sclerosi multipla è una malattia immuno-mediata complessa e dinamica. Anche la sua terapia richiede un approccio critico, personalizzato e fondato sulle evidenze scientifiche disponibili.

Articolo interessantissimo, spiega molto bene i meccanismi.
Grazie per questo prezioso contributo
Buonasera vorrei sapere cosa ne pensi del protocollo Coimbra, grazie 😊
PS diagnosticata 2018 protocollo dal 2019 ad oggi.
Nessuna ricaduta ma lieve peggioramento dei sintomi alla gamba sn, negli ultimi tre anni, (conciso con situazioni di forte stress)
Al momento non sono stati fatti studi che confermino l’efficacia di tale protocollo. Lo reputo abbastanza estremo per tutti i possibili effetti collaterali e per le limitazioni dovute alla dieta. In molti casi i benefici sono dovuti più a un effetto placebo che a un reale beneficio. Il peggioramento è coerente con il decorso della patologia (vedi l’articolo sulla Pira) ma può essere tenuto a bada con una alimentazione equilibrata e soprattutto attività fisica calibrata.