Introduzione
Quando si parla di allenamento contro resistenza nella sclerosi multipla, la domanda non dovrebbe più essere soltanto: “È sicuro allenarsi con i pesi?”.
Le evidenze scientifiche disponibili indicano ormai con una discreta coerenza che le persone con sclerosi multipla, soprattutto quando presentano una disabilità lieve o moderata e conservano la capacità di camminare, possono ottenere benefici in termini di forza muscolare, capacità funzionale, fatigue e qualità di vita.
La questione più interessante, oggi, riguarda la prescrizione: quante sedute servono, con quale frequenza e per quanto tempo deve proseguire un programma prima di poterlo valutare seriamente?
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 sull’American Journal of Physical Medicine & Rehabilitation ha aggiunto un elemento rilevante alla discussione. Analizzando 18 studi randomizzati controllati, gli autori hanno osservato che l’allenamento contro resistenza può produrre miglioramenti della forza anche relativamente presto, mentre gli effetti sul cammino, sulla mobilità funzionale e sulla qualità di vita sembrano emergere in maniera più consistente nei programmi che superano le 20 sedute.
Questo non significa che la ventunesima seduta attivi improvvisamente un interruttore biologico. Significa, più realisticamente, che gli adattamenti funzionali richiedono tempo, continuità, progressione e un volume cumulativo sufficiente.
Il problema è tutt’altro che teorico: molti programmi di allenamento o riabilitazione vengono strutturati in cicli di quattro, sei o otto settimane e giudicati inefficaci quando, forse, sono semplicemente terminati troppo presto.
Contesto scientifico
Che cosa si intende per resistance training
Il resistance training, o allenamento contro resistenza, comprende esercizi nei quali la muscolatura deve produrre forza contro un carico esterno. La resistenza può essere rappresentata da pesi liberi, macchine, elastici, cavi, esercizi a corpo libero o, in alcuni contesti, dal peso di un segmento corporeo assistito o parzialmente sostenuto.
Non è quindi sinonimo di bodybuilding né richiede necessariamente carichi massimali.
Perché possa essere considerato un vero programma di allenamento, tuttavia, non basta eseguire occasionalmente qualche esercizio. Sono necessari una struttura, una frequenza relativamente stabile e una progressione nel tempo, adattata alle capacità della persona.
La progressione può riguardare diversi elementi:
- il carico utilizzato;
- il numero di ripetizioni o di serie;
- l’ampiezza del movimento;
- il controllo motorio;
- la velocità di esecuzione;
- la complessità del compito;
- la riduzione dell’assistenza;
- la capacità di recuperare tra le serie.
Nella sclerosi multipla questi aspetti devono essere modulati considerando anche fatigue, sensibilità al calore, alterazioni dell’equilibrio, spasticità, dolore, ridotta capacità di recupero e variabilità giornaliera dei sintomi.
Forza muscolare e funzione non sono la stessa cosa
Un punto essenziale per comprendere la letteratura è la distinzione tra miglioramento della forza e miglioramento della funzione.
Una persona può diventare più forte nell’estensione del ginocchio senza mostrare immediatamente un cambiamento evidente nella velocità del cammino. Allo stesso modo, può riuscire a sollevare un carico maggiore senza percepire subito una riduzione della fatigue nella vita quotidiana.
Questo avviene perché gli esiti si collocano su livelli differenti.
La forza muscolare misura la capacità di produrre tensione in un compito relativamente specifico. Camminare, alzarsi da una sedia, salire le scale o mantenere l’equilibrio richiedono invece l’integrazione di forza, coordinazione, controllo posturale, sensibilità, capacità cardiorespiratoria, sicurezza percepita e strategie motorie.
Aumentare la forza può quindi creare una base favorevole, ma non garantisce automaticamente il trasferimento verso ogni attività quotidiana.
Una revisione sistematica del 2024 ha infatti rilevato effetti più solidi del resistance training sulla forza rispetto al cammino. Gli autori hanno sottolineato che, per ottenere miglioramenti locomotori clinicamente più significativi, può essere utile associare al lavoro di forza esercizi specifici di controllo motorio e deambulazione.
Cosa dice davvero la scienza
La meta-analisi del 2026
Yang e colleghi hanno pubblicato una revisione sistematica e meta-analisi dedicata alla prescrizione del resistance training nella sclerosi multipla.
Sono stati inclusi 18 studi randomizzati controllati. Rispetto alle cure usuali o alle condizioni di controllo, l’allenamento contro resistenza è risultato associato a miglioramenti di:
- forza degli estensori del ginocchio;
- velocità del cammino;
- resistenza del cammino;
- mobilità funzionale;
- fatigue;
- qualità di vita.
L’aspetto più interessante è emerso dalle analisi per sottogruppi. Nei programmi composti da non più di 20 sedute, i dati non erano sufficienti per confermare benefici funzionali consistenti. Nei programmi che superavano le 20 sedute, invece, i miglioramenti del cammino, della mobilità e della qualità di vita apparivano più regolari.
Gli autori concludono che il resistance training è generalmente efficace e sicuro nelle persone deambulanti con sclerosi multipla e che i guadagni di forza possono comparire prima dei cambiamenti funzionali.
La distinzione è importante: un programma breve può non essere completamente inutile. Può produrre adattamenti iniziali che, però, non hanno ancora avuto il tempo di tradursi in un miglioramento misurabile delle attività più complesse.
Le nuove evidenze sono coerenti con gli studi precedenti?
Nel complesso sì, ma non completamente.
Una meta-analisi pubblicata nel 2023, comprendente 44 studi, aveva rilevato miglioramenti della forza degli estensori e dei flessori del ginocchio, del Timed Up and Go, della velocità e della resistenza del cammino e dell’equilibrio.
Gli effetti su fatigue e percezione generale dello stato di salute erano invece meno chiari quando i gruppi di allenamento venivano confrontati direttamente con i controlli. Gli stessi autori descrivevano come inconsistenti i risultati relativi alla dose ottimale, pur indicando come potenzialmente favorevoli programmi superiori alle sei settimane e una frequenza di due sedute settimanali.
Una revisione del 2021, confrontando allenamento aerobico e allenamento contro resistenza, aveva concluso che entrambe le modalità potevano migliorare la funzione degli arti inferiori e ridurre la fatigue percepita. Tuttavia, molti esiti relativi alla mobilità rimanevano poco studiati o caratterizzati da risultati imprecisi.
Più recentemente, una meta-analisi dedicata specificamente alla velocità del cammino ha incluso 12 studi randomizzati e 425 persone con sclerosi multipla. L’incremento medio associato al resistance training è stato di circa 0,10 metri al secondo, ma con una considerevole variabilità tra gli studi. La maggior parte dei partecipanti presentava una forma recidivante-remittente e un livello di disabilità lieve o moderato.
La letteratura, quindi, non suggerisce che ogni protocollo di forza produca inevitabilmente gli stessi risultati. Conferma piuttosto che:
- la forza muscolare è uno degli esiti più sensibili all’allenamento;
- il trasferimento al cammino è possibile, ma meno automatico;
- fatigue e qualità di vita dipendono da numerosi fattori;
- durata, specificità degli esercizi, supervisione e caratteristiche dei partecipanti possono modificare i risultati.
Il resistance training è sicuro nella sclerosi multipla?
I dati complessivi sono rassicuranti.
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2023 ha esaminato 40 studi randomizzati, per un totale di 1.780 partecipanti. Negli studi che riportavano adeguatamente gli esiti di sicurezza, l’esercizio non era associato a un aumento statisticamente significativo del rischio di ricadute, eventi avversi o eventi avversi gravi rispetto ai gruppi di controllo.
Anche nella revisione di Yang e colleghi gli eventi avversi attribuiti al resistance training erano prevalentemente minori.
Questo non significa che qualsiasi esercizio sia sicuro per chiunque, a qualsiasi intensità. Significa che un programma opportunamente prescritto, progressivo e compatibile con la condizione clinica non appare aumentare il rischio di attività di malattia o di eventi gravi.
La sicurezza dipende comunque dalla qualità della prescrizione. Carichi, esercizi e modalità esecutive devono essere adattati a equilibrio, autonomia, sintomi, comorbilità e livello di esperienza.
Qual è la frequenza consigliata?
Le linee guida disponibili convergono generalmente verso due o tre sedute settimanali di resistance training, utilizzando da una a tre serie per esercizio e intervalli indicativi compresi tra 8 e 15 ripetizioni.
Questi valori non rappresentano una prescrizione rigida, ma un punto di partenza. Una persona molto decondizionata potrebbe iniziare con volumi inferiori, mentre una persona già allenata potrebbe tollerare programmi più articolati.
Le raccomandazioni della National Multiple Sclerosis Society sottolineano inoltre che l’attività fisica dovrebbe essere promossa durante tutto il decorso della malattia, procedendo gradualmente e ricorrendo a professionisti con esperienza nella sclerosi multipla quando la disabilità o la complessità clinica aumentano.
Cosa non dice la scienza
Venti sedute non sono una soglia biologica universale
Il dato più facile da fraintendere è proprio quello più interessante.
La revisione non dimostra che 20 sedute siano inefficaci e che 21 sedute siano efficaci. La suddivisione serve ad analizzare gruppi di studi differenti, non a identificare un punto biologico esatto.
I programmi più lunghi possono differire da quelli brevi anche per altre caratteristiche:
- maggiore volume cumulativo;
- migliore progressione;
- più tempo per apprendere gli esercizi;
- più occasioni per adattare il programma;
- maggiore continuità;
- diversa qualità della supervisione;
- partecipanti più aderenti o motivati.
Il numero di sedute può quindi essere un indicatore della dose complessiva, non necessariamente l’unico elemento responsabile dei risultati.
Più allenamento non significa automaticamente risultati migliori
Superare le 20 sedute non compensa un programma mal costruito.
Ripetere per mesi esercizi troppo facili, non progressivi o poco pertinenti agli obiettivi funzionali può produrre benefici limitati. Allo stesso modo, aumentare indiscriminatamente il carico o il volume può ridurre l’aderenza, peggiorare il recupero o accentuare temporaneamente alcuni sintomi.
La durata deve essere accompagnata da una progressione ragionata.
Aumentare la forza non garantisce automaticamente un cammino migliore
Il resistance training può migliorare la capacità muscolare necessaria per camminare, ma il cammino rimane un compito specifico.
Quando l’obiettivo principale è migliorare la deambulazione, può essere opportuno integrare esercizi di forza con:
- pratica del cammino;
- cambi di direzione;
- esercizi di equilibrio;
- trasferimenti;
- step e gradini;
- controllo del tronco;
- compiti eseguiti a velocità differenti.
Questa integrazione è plausibile e coerente con le evidenze disponibili, ma non permette di prevedere la risposta individuale.
Le evidenze non riguardano allo stesso modo tutti i livelli di disabilità
La maggior parte degli studi sul resistance training ha coinvolto persone deambulanti con disabilità lieve o moderata.
Non è quindi corretto trasferire automaticamente dosaggi, esercizi e risultati a persone con disabilità grave, marcata spasticità, importanti problemi di equilibrio o mobilità molto limitata.
Le persone con disabilità elevata possono comunque beneficiare dell’attività fisica adattata, ma il programma potrebbe richiedere assistenza, esercizi in posizione seduta o supina, attrezzature specifiche e obiettivi differenti.
Il resistance training non sostituisce le terapie per la sclerosi multipla
L’allenamento è un intervento utile per forza, funzione, fitness e alcuni sintomi. Non è una terapia farmacologica modificante la malattia e non deve essere presentato come un trattamento capace di arrestare la sclerosi multipla.
Le evidenze considerate riguardano prevalentemente esiti funzionali e percepiti, non la prevenzione delle lesioni neurologiche o la sostituzione delle terapie prescritte dal neurologo.
Implicazioni pratiche senza promesse
Ciò che è supportato dalle evidenze
Programmare un periodo sufficientemente lungo
Per valutare seriamente gli effetti funzionali di un programma, è ragionevole prevedere un orizzonte di almeno 8–12 settimane, senza interpretare le prime sedute come una prova definitiva di efficacia o inefficacia.
Esiste però una precisazione matematica spesso trascurata: con due allenamenti settimanali, otto settimane corrispondono a 16 sedute. Per superare le 20 sedute servono almeno 11 settimane; un ciclo di 12 settimane comprende normalmente 24 allenamenti.
Di conseguenza, se l’obiettivo non è soltanto aumentare la forza ma favorire anche un possibile trasferimento sulla mobilità, 12 settimane rappresentano un riferimento operativo più coerente rispetto a un ciclo di sole quattro o sei settimane.
Utilizzare due sedute settimanali come base realistica
Due sedute ben tollerate possono rappresentare una frequenza sostenibile per molte persone con sclerosi multipla. Una terza seduta può essere utile in alcuni casi, ma non è obbligatoria e deve essere valutata considerando recupero, fatigue, lavoro, sonno e altre attività.
La frequenza ideale non è quella teoricamente perfetta sulla carta, ma quella che può essere mantenuta con sufficiente continuità.
Allenare i principali distretti muscolari
Un programma completo dovrebbe generalmente comprendere esercizi rivolti a:
- estensori del ginocchio;
- muscolatura dell’anca;
- catena posteriore;
- polpacci, quando possibile;
- muscoli di tirata;
- muscoli di spinta;
- stabilizzatori del tronco;
- capacità di presa, quando rilevante.
L’enfasi sugli estensori del ginocchio è coerente con le evidenze disponibili, ma non significa che tutti debbano eseguire la leg extension. Squat assistiti, alzate dalla sedia, step-up, leg press e altre varianti possono allenare lo stesso distretto con richieste funzionali differenti.
Prevedere una progressione
Quando un esercizio viene completato con buona tecnica, senza peggioramenti persistenti e con uno sforzo inferiore a quello previsto, il programma dovrebbe evolvere.
La progressione non deve necessariamente consistere nell’aggiungere peso. In alcune persone può essere più appropriato:
- aumentare gradualmente le ripetizioni;
- aggiungere una serie;
- ampliare il movimento;
- diminuire l’assistenza;
- migliorare il controllo;
- rendere il compito più simile a un’attività quotidiana.
Monitorare separatamente gli esiti
Forza, fatigue e mobilità non migliorano necessariamente nello stesso momento.
Per questo è utile monitorare separatamente:
- capacità di completare gli esercizi;
- carichi e ripetizioni;
- facilità nell’alzarsi da una sedia;
- velocità o autonomia nel cammino;
- recupero nelle ore successive;
- fatigue percepita;
- impatto sulle attività quotidiane.
Limitarsi alla bilancia o al carico sollevato offre una visione incompleta.
Ciò che è plausibile, ma deve essere individualizzato
È plausibile che il trasferimento verso il cammino sia maggiore quando il lavoro di forza viene affiancato da esercizi specifici di equilibrio, controllo motorio e locomozione.
È plausibile anche che programmi supervisionati almeno nelle fasi iniziali favoriscano una migliore progressione e una maggiore qualità esecutiva.
Queste strategie sono coerenti con la fisiologia dell’allenamento e con i risultati delle revisioni disponibili, ma non permettono di promettere un miglioramento preciso a ogni persona.
Ciò che rimane ipotetico
Non è attualmente possibile stabilire un protocollo universale valido per ogni persona con sclerosi multipla.
Non sappiamo con certezza:
- quale sia il numero ottimale di sedute per ogni livello di disabilità;
- quale intensità produca il miglior rapporto tra adattamento e tollerabilità;
- se le persone con forme differenti di sclerosi multipla rispondano allo stesso modo;
- quale combinazione di forza, cammino, equilibrio e lavoro aerobico sia ideale per ogni profilo;
- quanto dei benefici dipenda dalla supervisione rispetto al programma in sé.
Anche la soglia delle 20 sedute deve quindi essere considerata un segnale utile per la programmazione, non una prescrizione assoluta.
Conclusione
Il resistance training nella sclerosi multipla non è soltanto un modo generico per “mantenersi attivi”. Nelle persone deambulanti, soprattutto con disabilità lieve o moderata, può migliorare la forza muscolare e contribuire a risultati rilevanti sul piano funzionale.
La revisione pubblicata nel 2026 aggiunge un messaggio particolarmente concreto: gli adattamenti non maturano tutti con la stessa velocità.
La forza può aumentare nelle prime fasi. Il miglioramento del cammino, della mobilità e della qualità di vita può richiedere una dose cumulativa maggiore, e i programmi che superano le 20 sedute sembrano produrre risultati più consistenti.
Questo non trasforma le 20 sedute in una soglia magica. Ricorda piuttosto che un intervento deve avere il tempo di funzionare.
Un programma efficace deve essere sufficientemente lungo, progressivo, specifico rispetto agli obiettivi e adattato alla persona. Deve inoltre essere valutato attraverso più indicatori, evitando di confondere l’assenza di risultati immediati con l’assenza di potenziale.
Nella sclerosi multipla la programmazione non dovrebbe essere rigida, ma nemmeno casuale. La personalizzazione non consiste nel cambiare continuamente gli esercizi in risposta a ogni giornata difficile: significa costruire una direzione stabile, prevedendo gli adattamenti necessari per proseguire anche quando sintomi e capacità oscillano.
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Riferimenti scientifici principali
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