Nuovi farmaci, possibili progressi contro la disabilità e nuove ricerche sull’esercizio fisico. Ecco cosa è emerso dal congresso internazionale sulla sclerosi multipla e, soprattutto, cosa significa per chi convive con questa malattia.
Dal 21 al 23 ottobre 2026, Toronto ha ospitato uno degli appuntamenti scientifici più importanti dell’anno dedicati alla sclerosi multipla (SM): il congresso congiunto ACTRIMS-ECTRIMS.
Ricercatori, neurologi e specialisti provenienti da tutto il mondo si sono confrontati sulle nuove terapie, sulla progressione della malattia e sulle prospettive offerte dalla ricerca.
Sono emerse novità interessanti, alcune particolarmente promettenti.
Ma quando si parla di sclerosi multipla è fondamentale distinguere tra una scoperta scientifica, una terapia sperimentale e un trattamento già disponibile.
Vediamo quindi quali sono i progressi più significativi presentati a Toronto e cosa potrebbero significare per il futuro delle persone con SM.
Nuovi farmaci per la sclerosi multipla: i risultati di remibrutinib
Tra le novità più importanti del congresso troviamo i risultati degli studi REMODEL-1 e REMODEL-2, dedicati a remibrutinib, un nuovo farmaco orale sperimentale.
I due studi hanno coinvolto complessivamente oltre 2.000 persone con forme recidivanti di sclerosi multipla e i risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet.
Remibrutinib appartiene alla famiglia degli inibitori di BTK, medicinali che agiscono regolando l’attività di alcune cellule del sistema immunitario coinvolte nell’infiammazione, senza provocare la loro eliminazione prolungata come avviene con altre terapie.
I risultati sono incoraggianti.
Rispetto a teriflunomide, un farmaco già utilizzato per la SM, remibrutinib ha ottenuto:
- Una riduzione delle ricadute del 31–35%.
- Una diminuzione significativa delle nuove lesioni cerebrali osservate alla risonanza magnetica.
- Risultati favorevoli, anche se non ancora conclusivi, sul rischio di peggioramento della disabilità.
Inoltre, gli studi hanno evidenziato un profilo di sicurezza incoraggiante, con una minore frequenza di alcune alterazioni degli enzimi epatici rispetto al farmaco utilizzato come confronto.
Significa che remibrutinib è più efficace e sicuro delle terapie attualmente disponibili?
Non possiamo affermarlo.
Gli studi hanno confrontato remibrutinib con teriflunomide, non con tutte le terapie ad alta efficacia oggi utilizzate.
Inoltre, i risultati sulla progressione della disabilità richiedono ulteriori conferme, così come quelli sulla sicurezza nel lungo periodo.
Rimane comunque una notizia importante: se autorizzato, remibrutinib potrebbe ampliare le possibilità terapeutiche per le persone con forme recidivanti di SM.
Fenebrutinib: nuove prospettive per controllare l’infiammazione cronica
Un altro farmaco che ha attirato l’attenzione a Toronto è fenebrutinib, anch’esso appartenente alla famiglia degli inibitori di BTK.
Gli studi presentati hanno mostrato risultati interessanti sia nel controllo delle ricadute sia su alcuni indicatori di infiammazione cronica nel sistema nervoso centrale.
In particolare, sono emersi dati favorevoli relativi a determinate lesioni cerebrali associate a processi infiammatori persistenti.
È un aspetto importante perché, nella sclerosi multipla, non tutta l’attività della malattia si manifesta attraverso ricadute evidenti.
Fenebrutinib è stato studiato anche nella forma primariamente progressiva, mostrando risultati di efficacia complessivamente non inferiori a quelli di ocrelizumab nell’obiettivo principale dello studio.
Questo non significa che sia superiore a ocrelizumab o che sia in grado di arrestare la progressione.
Inoltre, sono state osservate alterazioni degli enzimi epatici che richiedono particolare attenzione.
La ricerca, quindi, sta compiendo passi avanti, ma efficacia e sicurezza devono sempre essere valutate insieme.
Perché la sclerosi multipla può peggiorare anche senza ricadute?
Uno dei temi più importanti emersi dal congresso riguarda la progressione della disabilità.
Spesso associamo la sclerosi multipla alle ricadute: compaiono nuovi sintomi oppure peggiorano quelli già presenti.
Ma non sempre la malattia si comporta così.
Alcune persone possono sperimentare un peggioramento graduale delle proprie capacità anche senza ricadute riconoscibili.
Questo fenomeno viene chiamato PIRA, una sigla che indica la progressione indipendente dalle ricadute.
Per esempio, una persona potrebbe accorgersi che nel tempo camminare richiede maggiore fatica, che l’equilibrio è peggiorato oppure che alcune attività quotidiane sono diventate più difficili.
Naturalmente, non ogni peggioramento indica una progressione della SM: i sintomi possono dipendere anche da altre condizioni, che devono essere valutate dallo specialista.
La ricerca sta cercando di comprendere meglio questi processi e di sviluppare terapie capaci di contrastarli.
Anche alcuni risultati presentati sui nuovi farmaci suggeriscono possibili benefici sull’accumulo della disabilità.
Tuttavia, ridurre le ricadute e rallentare la progressione indipendente dalle ricadute non sono necessariamente la stessa cosa.
Per questo serviranno ulteriori studi.
Il messaggio da ricordare è che non avere ricadute rappresenta certamente un risultato positivo, ma non significa automaticamente che ogni processo legato alla malattia sia completamente inattivo.
Terapie CAR-T: una possibilità futura per le forme progressive?
Tra le novità più innovative del congresso troviamo le terapie CAR-T.
Si tratta di trattamenti che utilizzano cellule del sistema immunitario modificate per riconoscere determinati bersagli.
Queste tecnologie vengono già utilizzate in alcuni ambiti della medicina e sono ora oggetto di studio anche per la sclerosi multipla.
A Toronto sono stati presentati risultati preliminari di sperimentazioni che coinvolgono anche persone con forme progressive.
Alcuni partecipanti hanno mostrato una stabilità della disabilità durante il periodo di osservazione.
È un dato interessante, ma bisogna essere prudenti.
Gli studi sono ancora nelle fasi iniziali, coinvolgono numeri limitati di persone e non permettono di stabilire se questi trattamenti siano realmente efficaci nel rallentare la malattia nel lungo periodo.
Le CAR-T rappresentano quindi una prospettiva di ricerca promettente, non una nuova cura già disponibile per la SM.
Diagnosi della sclerosi multipla: riconoscere prima la malattia
Un altro ambito in evoluzione riguarda la diagnosi.
L’applicazione dei criteri diagnostici aggiornati nel 2024, pubblicati nel 2025, continua a essere oggetto di studi e approfondimenti.
Questi criteri permettono di utilizzare nuove informazioni ottenibili attraverso la risonanza magnetica e altri esami specialistici.
L’obiettivo è riconoscere la malattia in maniera più tempestiva, mantenendo un’adeguata accuratezza diagnostica.
Una diagnosi precoce può consentire di iniziare prima il percorso terapeutico più appropriato.
Naturalmente, non significa che sia sufficiente un singolo esame o che qualsiasi sintomo neurologico debba far pensare alla sclerosi multipla.
La diagnosi rimane un processo complesso, che richiede una valutazione neurologica specialistica.
Esercizio fisico e sclerosi multipla: nuove ricerche confermano l’interesse per il movimento
Tra gli studi presentati a Toronto ne troviamo uno particolarmente interessante dedicato all’attività fisica.
I ricercatori hanno valutato gli effetti di un programma di allenamento aerobico della durata di 24 settimane su alcuni indicatori biologici associati all’invecchiamento.
I risultati, ottenuti su un piccolo gruppo di partecipanti, suggeriscono che l’esercizio fisico possa influenzare favorevolmente alcuni di questi indicatori.
È un risultato interessante, perché amplia le domande scientifiche sui possibili effetti biologici del movimento.
Ma attenzione: non significa che allenarsi ringiovanisca il cervello, ripari la mielina o arresti la progressione della SM.
Per arrivare a conclusioni di questo tipo servono studi più ampi e ulteriori conferme.
Quello che sappiamo già, grazie a numerose revisioni scientifiche, è che un’attività fisica adeguata può contribuire a migliorare diversi aspetti della vita delle persone con sclerosi multipla.
Tra questi troviamo la forza muscolare, l’equilibrio, la resistenza, la capacità di camminare e la gestione della fatigue.
Ma c’è un concetto che ritengo fondamentale.
Allenarsi con la sclerosi multipla non significa dover fare gli stessi esercizi o raggiungere le stesse prestazioni di altre persone.
Per qualcuno può essere appropriato un allenamento con i pesi; per altri un programma con elastici, esercizi da seduti o attività mirate al controllo motorio.
Anche quando camminare è difficile, possono esistere possibilità di allenamento adattate alla situazione individuale.
L’obiettivo non è fare il massimo a ogni seduta, ma costruire un’attività sostenibile, progressiva e compatibile con le proprie capacità.
Alimentazione, microbiota e sclerosi multipla: cosa dice la ricerca?
Anche il rapporto tra alimentazione, microbiota intestinale e sclerosi multipla continua a suscitare grande interesse.
Il microbiota è l’insieme dei microrganismi presenti nel nostro intestino, coinvolti in numerose funzioni dell’organismo, comprese alcune legate al sistema immunitario.
La ricerca ha identificato differenze nella composizione del microbiota tra persone con SM e persone senza la malattia.
Alcuni studi hanno inoltre osservato associazioni tra determinati batteri intestinali e caratteristiche della malattia.
Sono risultati interessanti, ma bisogna fare attenzione a come vengono interpretati.
Individuare un’associazione non significa aver dimostrato un rapporto di causa ed effetto.
Non possiamo quindi concludere che modificare la presenza di un particolare batterio intestinale permetta di rallentare o curare la sclerosi multipla.
Allo stesso modo, non esistono prove sufficientemente solide per affermare che una specifica dieta possa arrestare la progressione della malattia.
Questo, naturalmente, non rende l’alimentazione poco importante.
Un’alimentazione equilibrata e personalizzata può contribuire al mantenimento della massa muscolare, alla gestione del peso corporeo, alla salute metabolica e alla prevenzione delle carenze nutrizionali.
Può inoltre aiutare a gestire alcune problematiche che possono accompagnare la SM.
È però fondamentale distinguere ciò che l’alimentazione può concretamente offrire dalle promesse di diete miracolose prive di solide basi scientifiche.
Cosa cambia concretamente per chi vive con la sclerosi multipla?
Dopo tutte queste novità, la domanda più importante probabilmente è questa: cosa cambia oggi nella mia vita?
Molti risultati presentati a Toronto riguardano possibilità future e non comportano necessariamente modifiche immediate ai trattamenti.
Ci sono però alcuni messaggi importanti da portare a casa.
La ricerca sta cercando di controllare sempre meglio non soltanto le ricadute, ma anche i meccanismi che contribuiscono alla progressione della disabilità.
Parallelamente, diventa fondamentale considerare la persona nella sua globalità, senza limitarsi alla sola attività infiammatoria della malattia.
Il mantenimento della forza muscolare, della mobilità, della salute metabolica e di abitudini sostenibili rappresenta un insieme di obiettivi concreti sui quali è possibile lavorare già oggi.
Naturalmente, alimentazione ed esercizio fisico non sostituiscono i trattamenti prescritti dal neurologo.
Possono però affiancare il percorso medico, contribuendo a migliorare diversi aspetti della salute e della qualità della vita.
Conclusioni: progressi importanti… senza false promesse
Il congresso di Toronto 2026 ha mostrato quanto la ricerca sulla sclerosi multipla continui a evolversi.
Nuovi farmaci, terapie cellulari, strumenti diagnostici e studi sull’esercizio fisico aprono prospettive importanti.
Non tutte queste novità si tradurranno necessariamente in trattamenti efficaci e disponibili, ma contribuiscono ad ampliare le nostre conoscenze.
Nel frattempo, rimane fondamentale valorizzare ciò che possiamo fare concretamente nella vita quotidiana.
Non possiamo controllare ogni aspetto della sclerosi multipla, ma possiamo lavorare su diversi fattori che influenzano la nostra salute e le nostre capacità funzionali.
Un’alimentazione adeguata, un programma di esercizio fisico personalizzato e abitudini sostenibili non rappresentano una cura per la SM.
Possono però contribuire a preservare forza, autonomia e qualità della vita.
Ed è proprio su questi aspetti che, come biologo nutrizionista e personal trainer specializzato nella sclerosi multipla, concentro il mio lavoro.
Perché guardare con interesse alle possibilità offerte dalla ricerca è importante. Ma lo è altrettanto valorizzare ciò che possiamo migliorare, con gli strumenti disponibili, già oggi.
Riferimenti scientifici e approfondimenti
- Wiendl H. et al. (2026). Remibrutinib versus teriflunomide in relapsing multiple sclerosis (REMODEL-1 and REMODEL-2): two randomised, phase 3 trials. The Lancet. PubMed
- Portaccio E. et al. (2025). Toward a Unified Definition of Progression Independent of Relapse Activity in Multiple Sclerosis. Neurology. PubMed
- Montalban X. et al. (2025). Diagnosis of multiple sclerosis: 2024 revisions of the McDonald criteria. The Lancet Neurology. PubMed
- Du L. et al. (2024). Effects of exercise in people with multiple sclerosis: a systematic review and meta-analysis. PubMed
- Jette S. et al. (2024). The multiple sclerosis gut microbiome and disease activity: A systematic review. Multiple Sclerosis and Related Disorders. PubMed
- Siavoshi F. et al. (2026). Aerobic Exercise Favorably Modifies Organ-Specific Proteomic Aging in Multiple Sclerosis. Abstract P0491, MSToronto 2026, Multiple Sclerosis Journal. Abstract congressuale
Nota sulle fonti: alcuni risultati presentati al congresso, in particolare quelli su fenebrutinib e sulle terapie CAR-T, sono ancora documentati principalmente da comunicazioni e abstract congressuali. Devono quindi essere considerati preliminari fino alla disponibilità e valutazione delle pubblicazioni scientifiche complete.
Articolo aggiornato al 25 ottobre 2026. Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere del neurologo o le indicazioni terapeutiche individuali.
